Ecco gli auguri natalizi inviati dal Rettore dell'Università di Padova Vincenzo Milanesi sulla casella di posta elettronica di tutti gli studenti dell'Università.
Alle Docenti e ai Docenti,
Al Personale Tecnico e Amministrativo,
Alle Studentesse e agli Studenti dell'Università degli Studi di Padova
Siamo giunti ormai in prossimità delle Feste di Natale. Sta per finire un anno difficile, come del resto difficili sono stati anche quelli che lo hanno preceduto. E non sarà certo più facile quello che fra pochi giorni inizierà.
Abbiamo tutti – ne sono convinto – la serenità interiore che ci proviene dalla consapevolezza di
avere svolto anche quest’anno il nostro lavoro – ognuno nella propria funzione – con serietà, con
impegno, con dedizione. E questa è la nostra forza.
Vengono da qui i risultati davvero straordinari che anche quest’anno abbiamo conseguito, fornendo un servizio didattico di qualità ai nostri studenti, e continuando a primeggiare nella ricerca in moltissimi ambiti disciplinari.
Lunedì scorso il Consiglio di Amministrazione ha approvato all’unanimità il Bilancio di previsione 2009: non solo è un bilancio in sicuro pareggio e senza alcuna preoccupazione di deficit presenti o futuri, ma vede crescere ancora di circa 12 milioni l’investimento dell’Ateneo per finanziare la ricerca; questi fondi aggiuntivi portano complessivamente a oltre 37 milioni di euro la massa finanziaria che per questo prossimo anno siamo stati in grado di mettere a disposizione delle Colleghe e dei Colleghi grazie ad una gestione oculata e “virtuosa” del nostro Ateneo, nonostante continuiamo ad essere sottofinanziati dal Ministero per circa 30 milioni di euro ogni anno!
Abbiamo assunto (e su questa strada, con equilibrio, continueremo) centinaia di giovani ricercatori che da anni attendevano di uscire da una situazione di insostenibile precarietà, così come abbiamo trasformato in contratti a tempo indeterminato il rapporto di lavoro di centinaia di persone che con la loro professionalità contribuiscono in modo fattivo al raggiungimento dei risultati positivi che caratterizzano l’Ateneo sul piano della didattica e su quello della ricerca.
Per il quarto anno consecutivo non aumenteremo la tassazione studentesca. E manterremo
l’impegno, come da alcuni anni riusciamo a fare, di erogare la borsa di studio a tutti gli studenti che ne hanno diritto.
Continuiamo nella realizzazione di un importante e impegnativo piano edilizio, con un tasso di
indebitamento per contrazione di mutui assolutamente fisiologico in percentuale sul nostro bilancio e in rapporto al Fondo di finanziamento ordinario a noi attribuito.
La amministrazione dell’Ateneo continua a realizzare consistenti risparmi sulle spese di gestione
corrente, cosa di cui ringrazio personalmente in modo particolare il nostro Direttore Amministrativo.
Dobbiamo continuare su questa strada. Solo in questo modo riusciremo a restare all’altezza della
nostra tradizione. E non dovremo rinunciare a combattere ancora con energia e grande
determinazione la battaglia già avviata a livello nazionale perchè finalmente abbia fine la situazione attuale di disparità di trattamento tra gli Atenei quanto a sostegno finanziario pubblico.
Alcuni di questi Atenei, come Padova, non accettano più di vivere ed operare in un Paese dove il
merito e la qualità non vengono mai riconosciuti, e dove invece sistematicamente di fatto chi gode di ingiustificate “rendite di posizione” continua ad approfittarne, a spese di chi si spezza la schiena per evitare che la nostra Italia finisca fuori dall’Europa e dalla comunità dei Paesi avanzati.
Ci auguriamo che il patrio Governo riveda nei prossimi mesi le scelte sbagliate di riduzione indiscriminata dei fondi pubblici agli Atenei.
Ci impegneremo a fondo perchè la ragionevolezza (e la giustizia!) prevalgano sulla forza degli interessi precostituiti e sconfiggano l’insipienza e la improvvisazione che traspare dalla recente manovra finanziaria estiva per quanto riguarda le università.
“Avanti tutta” sulla strada seguita sin qui, dunque!
Buon Natale e Buon 2009 a tutti, alle famiglie, agli affetti di ciascuno!
Per il nostro antico Ateneo il futuro non sarà indegno del passato glorioso!
Ad maiora!
Vincenzo Milanesi
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mercoledì 24 dicembre 2008
venerdì 7 novembre 2008
Dimostrazione matematica della presa per il culo.
Ipotesi:
Il sole 24 ore non è un giornale comunista, né tantomeno di sinistra, pertanto non mente per criticare il governo.
Tesi: Il governo e il ministro dell'Istruzione ci prendono per il culo.
Dimostrazione:
La notizia de Il sole 24 ore del 31/10/2008 è vera
"Università colpita dai tagli. Documenti alla mano i tagli più consistenti li subisce il Fondo per il finanziamento ordinario delle università, per il funzionamento degli atenei, le spese di professori, ricercatori e personale non docente e per l'ordinaria manutenzione delle strutture universitarie e della ricerca scientifica.
Le riduzioni più forti contenute nel ddl di bilancio per il 2009 sono concentrate nel programma sistema universitario e formazione post-universitaria, che scende verticalmente da poco più di 8mila milioni di euro a 6.496,5 milioni nel 2011 (meno 1.645,5 milioni di euro). Negli importi assegnati dal ddl bilancio per il diritto allo studio, dove si concentrano i fondi per borse di studio, prestiti d'onore, contributi per alloggi , residenze e collegi universitari e attività sportiva, si registra un calo che supera il 60% nel 2011 rispetto alle previsioni assestate 2008."
La notizia de Il sole 24 ore del 06/11/2008 è vera.
"Cinquecento milioni per le università virtuose, 135 milioni per le borse di studio, 65 milioni per alloggi e residenze universitarie.E, ancora, gli atenei con i conti in rosso non potranno assumere docenti e personale amministrativo, mentre ci saranno finanziamenti ad hoc che premieranno le università che elimineranno corsi e sedi distaccate inutili.
Assunzioni e pensionamenti. Dal 2009 ci saranno 3mila posti in più per i ricercatori grazie a 150 milioni di euro per favorire il turn over. Lo scopo è quello di favorire l'assunzione di giovani e diminuire l'età media dei docenti italiani. Gli atenei potranno anche decidere di fare entrare solo giovani ricercatori arrivando a 2 giovani ricercatori per ogni docente in pensione. Almeno il 60% delle assunzioni dovranno essere destinate ai nuovi ricercatori. Le università che rinunceranno a trattenere i docenti oltre i 70 anni di età potranno raddoppiare il numero dei posti per ricercatori.
Precisazioni per informazione veridificata in precedenza
Gli stipendi dei lavoratori pubblici università si pagano col concetto di unità di badget.
1 ricercatore universitario= 1 unità di badget= circa 23.000 euro annui lordi (cioè soldi che l'università paga in generale, comprese le tasse e i contributi che tornano nelle casse di Stato e Regione), mentre per avere il netto (soldi che vanno in tasca al ricercatore) bisogna togliere circa il 40% (23.ooo x 40/100= 9200 significa che al ricercatore restano circa 13800 euro l'anno, ovvero 1150 euro al mese).
1 professore associato= 3 unità di badget= circa 69.000 euro annui lordi (solito discorso)
1 professore ordinario= 4 unità di badget
Risultato finale=
=meno 1.645,5 milioni di euro + Cinquecento milioni di euro + 135 milioni per borse di studio + 65 milioni per alloggi=
- 1645.5 + 500 + 135 + 65= 945,5 milioni di euro tagliati: c.v.d.
Abbiamo tralasciato i 150 milioni di euro per favorire il turnover, perché in realtà è prevista un'assunzione di due ricercatori per ogni professore che va in pensione (cioè ordinario). Siccome il professore ordinario vale 4 unità di badget e il ricercatore solo uno, anche assumendo il ricercatore, comunque il risultato è un risparmio di due punti di badget per ogni due ricercatori assunti, quindi i soldi stanziati "per assumere nuovi ricercatori" sono quelli derivati dal blocco delle assunzioni dei professori ordinari.
Riflessione:
Ci hanno tagliato oltre un miliardo e mezzo. Abbiamo manifestato. Ci hanno detto: "Ok, avete ragione: vi diamo 600 milioni (ovvero: vi togliamo un miliardo)" e noi dovremmo fare i salti di gioia?
Chi ha letto l'articolo sotto (di Tommaso, penso) capisce bene perché non possiamo assolutamente dirci soddisfatti. Resta la privatizzazione, resta il taglio alle università. E quindi resta anche la protesta.
Il sole 24 ore non è un giornale comunista, né tantomeno di sinistra, pertanto non mente per criticare il governo.
Tesi: Il governo e il ministro dell'Istruzione ci prendono per il culo.
Dimostrazione:
La notizia de Il sole 24 ore del 31/10/2008 è vera
"Università colpita dai tagli. Documenti alla mano i tagli più consistenti li subisce il Fondo per il finanziamento ordinario delle università, per il funzionamento degli atenei, le spese di professori, ricercatori e personale non docente e per l'ordinaria manutenzione delle strutture universitarie e della ricerca scientifica.
Le riduzioni più forti contenute nel ddl di bilancio per il 2009 sono concentrate nel programma sistema universitario e formazione post-universitaria, che scende verticalmente da poco più di 8mila milioni di euro a 6.496,5 milioni nel 2011 (meno 1.645,5 milioni di euro). Negli importi assegnati dal ddl bilancio per il diritto allo studio, dove si concentrano i fondi per borse di studio, prestiti d'onore, contributi per alloggi , residenze e collegi universitari e attività sportiva, si registra un calo che supera il 60% nel 2011 rispetto alle previsioni assestate 2008."
La notizia de Il sole 24 ore del 06/11/2008 è vera.
"Cinquecento milioni per le università virtuose, 135 milioni per le borse di studio, 65 milioni per alloggi e residenze universitarie.E, ancora, gli atenei con i conti in rosso non potranno assumere docenti e personale amministrativo, mentre ci saranno finanziamenti ad hoc che premieranno le università che elimineranno corsi e sedi distaccate inutili.
Assunzioni e pensionamenti. Dal 2009 ci saranno 3mila posti in più per i ricercatori grazie a 150 milioni di euro per favorire il turn over. Lo scopo è quello di favorire l'assunzione di giovani e diminuire l'età media dei docenti italiani. Gli atenei potranno anche decidere di fare entrare solo giovani ricercatori arrivando a 2 giovani ricercatori per ogni docente in pensione. Almeno il 60% delle assunzioni dovranno essere destinate ai nuovi ricercatori. Le università che rinunceranno a trattenere i docenti oltre i 70 anni di età potranno raddoppiare il numero dei posti per ricercatori.
Precisazioni per informazione veridificata in precedenza
Gli stipendi dei lavoratori pubblici università si pagano col concetto di unità di badget.
1 ricercatore universitario= 1 unità di badget= circa 23.000 euro annui lordi (cioè soldi che l'università paga in generale, comprese le tasse e i contributi che tornano nelle casse di Stato e Regione), mentre per avere il netto (soldi che vanno in tasca al ricercatore) bisogna togliere circa il 40% (23.ooo x 40/100= 9200 significa che al ricercatore restano circa 13800 euro l'anno, ovvero 1150 euro al mese).
1 professore associato= 3 unità di badget= circa 69.000 euro annui lordi (solito discorso)
1 professore ordinario= 4 unità di badget
Risultato finale=
=meno 1.645,5 milioni di euro + Cinquecento milioni di euro + 135 milioni per borse di studio + 65 milioni per alloggi=
- 1645.5 + 500 + 135 + 65= 945,5 milioni di euro tagliati: c.v.d.
Abbiamo tralasciato i 150 milioni di euro per favorire il turnover, perché in realtà è prevista un'assunzione di due ricercatori per ogni professore che va in pensione (cioè ordinario). Siccome il professore ordinario vale 4 unità di badget e il ricercatore solo uno, anche assumendo il ricercatore, comunque il risultato è un risparmio di due punti di badget per ogni due ricercatori assunti, quindi i soldi stanziati "per assumere nuovi ricercatori" sono quelli derivati dal blocco delle assunzioni dei professori ordinari.
Riflessione:
Ci hanno tagliato oltre un miliardo e mezzo. Abbiamo manifestato. Ci hanno detto: "Ok, avete ragione: vi diamo 600 milioni (ovvero: vi togliamo un miliardo)" e noi dovremmo fare i salti di gioia?
Chi ha letto l'articolo sotto (di Tommaso, penso) capisce bene perché non possiamo assolutamente dirci soddisfatti. Resta la privatizzazione, resta il taglio alle università. E quindi resta anche la protesta.
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lunedì 13 ottobre 2008
Nuovi tagli ai finanziamenti delle Università: una situazione insostenibile
Questo è il documento approvato all’unanimità dal Senato Accademico dell'Università di Padova il 15 settembre scorso
Con la definitiva approvazione parlamentare del D.L. 25.06.08 n. 112, il sistema universitario italiano è stato posto di fronte ad una situazione insostenibile. La decisione del Ministero dell’Economia di "fare cassa" attraverso un consistente prelievo pluriennale di risorse dai bilanci degli Atenei (63,5 milioni di riduzione del FFO nel 2009, oltre 400 milioni dal 2010 al 2013) ripropone ancora una volta, e in forme più brutali che in passato, una ricetta gravemente sbagliata, che non discrimina nei tagli tra gli Atenei che hanno un rapporto virtuoso tra spese fisse e FFO ed Atenei che hanno invece mostrato nei fatti una cattiva gestione dei bilanci universitari.
La trasformazione in fondazioni delle Università, estemporaneamente prevista dall’art. 16 del decreto, si rivela come inutile, se non come controproducente, nel ritenere che i finanziamenti privati possano divenire sostitutivi e non aggiuntivi rispetto al finanziamento pubblico. Il blocco generalizzato del turnover, previsto dall’art. 66, e riguardante sia il personale docente che il personale tecnico amministrativo, si traduce in una riduzione secca dello stanziamento del FFO sul bilancio dello Stato, oltre che – come già detto – in una paradossale penalizzazione proprio di quegli Atenei che, come l’Università di Padova, hanno rigorosamente rispettato la normativa sui limiti di spesa per il personale.
Con queste misure diviene ancor più difficile, per non dire impossibile, per le Università rimanere competitive a livello internazionale ed anzi se ne mette pesantemente in discussione la sopravvivenza come istituzioni pubbliche che costituiscono un "bene" pubblico ed hanno una "pubblica" responsabilità. Ben altra avrebbe dovuto essere la politica da scegliere: quella, da anni richiesta, di avviare un processo di riqualificazione della spesa, definendo regole più efficaci e stringenti per indurre ad una maggiore serietà di comportamenti nella gestione, e ridistribuendo le risorse destinate al sistema universitario tra gli Atenei, secondo il merito e la qualità. Il Senato Accademico dell’Università di Padova chiede al Ministro dell’Università e della Ricerca di far propria all’interno del Governo questa posizione, che non esclude un concorso degli Atenei al risanamento finanziario del Paese, ma lo rende giustamente selettivo e non indiscriminato.
L’Università di Padova, che in questi anni ha operato con un rigore ampiamente riconosciuto, e che è stata costantemente giudicata in tutte le sedi come uno dei migliori Atenei pubblici italiani, sente il dovere di denunciare all’opinione pubblica il carattere pesante e irreparabile dell’intervento effettuato tramite la c.d. "manovra d’estate". Inaugurando la legislatura con una politica di tagli indiscriminati e del tutto svincolati da una responsabile valutazione di ogni singolo Ateneo, invece che di investimenti adeguati e "mirati" in ambito di formazione e ricerca, si rischia di stravolgere nel profondo i connotati dell’istituzione universitaria italiana, ledendo ancora una volta il principio costituzionalmente sancito dell’autonomia delle Università.
http://www.unipd.it/area_news/mozione_sa.htm
Con la definitiva approvazione parlamentare del D.L. 25.06.08 n. 112, il sistema universitario italiano è stato posto di fronte ad una situazione insostenibile. La decisione del Ministero dell’Economia di "fare cassa" attraverso un consistente prelievo pluriennale di risorse dai bilanci degli Atenei (63,5 milioni di riduzione del FFO nel 2009, oltre 400 milioni dal 2010 al 2013) ripropone ancora una volta, e in forme più brutali che in passato, una ricetta gravemente sbagliata, che non discrimina nei tagli tra gli Atenei che hanno un rapporto virtuoso tra spese fisse e FFO ed Atenei che hanno invece mostrato nei fatti una cattiva gestione dei bilanci universitari.
La trasformazione in fondazioni delle Università, estemporaneamente prevista dall’art. 16 del decreto, si rivela come inutile, se non come controproducente, nel ritenere che i finanziamenti privati possano divenire sostitutivi e non aggiuntivi rispetto al finanziamento pubblico. Il blocco generalizzato del turnover, previsto dall’art. 66, e riguardante sia il personale docente che il personale tecnico amministrativo, si traduce in una riduzione secca dello stanziamento del FFO sul bilancio dello Stato, oltre che – come già detto – in una paradossale penalizzazione proprio di quegli Atenei che, come l’Università di Padova, hanno rigorosamente rispettato la normativa sui limiti di spesa per il personale.
Con queste misure diviene ancor più difficile, per non dire impossibile, per le Università rimanere competitive a livello internazionale ed anzi se ne mette pesantemente in discussione la sopravvivenza come istituzioni pubbliche che costituiscono un "bene" pubblico ed hanno una "pubblica" responsabilità. Ben altra avrebbe dovuto essere la politica da scegliere: quella, da anni richiesta, di avviare un processo di riqualificazione della spesa, definendo regole più efficaci e stringenti per indurre ad una maggiore serietà di comportamenti nella gestione, e ridistribuendo le risorse destinate al sistema universitario tra gli Atenei, secondo il merito e la qualità. Il Senato Accademico dell’Università di Padova chiede al Ministro dell’Università e della Ricerca di far propria all’interno del Governo questa posizione, che non esclude un concorso degli Atenei al risanamento finanziario del Paese, ma lo rende giustamente selettivo e non indiscriminato.
L’Università di Padova, che in questi anni ha operato con un rigore ampiamente riconosciuto, e che è stata costantemente giudicata in tutte le sedi come uno dei migliori Atenei pubblici italiani, sente il dovere di denunciare all’opinione pubblica il carattere pesante e irreparabile dell’intervento effettuato tramite la c.d. "manovra d’estate". Inaugurando la legislatura con una politica di tagli indiscriminati e del tutto svincolati da una responsabile valutazione di ogni singolo Ateneo, invece che di investimenti adeguati e "mirati" in ambito di formazione e ricerca, si rischia di stravolgere nel profondo i connotati dell’istituzione universitaria italiana, ledendo ancora una volta il principio costituzionalmente sancito dell’autonomia delle Università.
http://www.unipd.it/area_news/mozione_sa.htm
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