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mercoledì 24 dicembre 2008

COMUNICAZIONE DEL MAGNIFICO RETTORE

Ecco gli auguri natalizi inviati dal Rettore dell'Università di Padova Vincenzo Milanesi sulla casella di posta elettronica di tutti gli studenti dell'Università.

Alle Docenti e ai Docenti,
Al Personale Tecnico e Amministrativo,
Alle Studentesse e agli Studenti dell'Università degli Studi di Padova

Siamo giunti ormai in prossimità delle Feste di Natale. Sta per finire un anno difficile, come del resto difficili sono stati anche quelli che lo hanno preceduto. E non sarà certo più facile quello che fra pochi giorni inizierà.
Abbiamo tutti – ne sono convinto – la serenità interiore che ci proviene dalla consapevolezza di
avere svolto anche quest’anno il nostro lavoro – ognuno nella propria funzione – con serietà, con
impegno, con dedizione. E questa è la nostra forza.
Vengono da qui i risultati davvero straordinari che anche quest’anno abbiamo conseguito, fornendo un servizio didattico di qualità ai nostri studenti, e continuando a primeggiare nella ricerca in moltissimi ambiti disciplinari.
Lunedì scorso il Consiglio di Amministrazione ha approvato all’unanimità il Bilancio di previsione 2009: non solo è un bilancio in sicuro pareggio e senza alcuna preoccupazione di deficit presenti o futuri, ma vede crescere ancora di circa 12 milioni l’investimento dell’Ateneo per finanziare la ricerca; questi fondi aggiuntivi portano complessivamente a oltre 37 milioni di euro la massa finanziaria che per questo prossimo anno siamo stati in grado di mettere a disposizione delle Colleghe e dei Colleghi grazie ad una gestione oculata e “virtuosa” del nostro Ateneo, nonostante continuiamo ad essere sottofinanziati dal Ministero per circa 30 milioni di euro ogni anno!
Abbiamo assunto (e su questa strada, con equilibrio, continueremo) centinaia di giovani ricercatori che da anni attendevano di uscire da una situazione di insostenibile precarietà, così come abbiamo trasformato in contratti a tempo indeterminato il rapporto di lavoro di centinaia di persone che con la loro professionalità contribuiscono in modo fattivo al raggiungimento dei risultati positivi che caratterizzano l’Ateneo sul piano della didattica e su quello della ricerca.
Per il quarto anno consecutivo non aumenteremo la tassazione studentesca. E manterremo
l’impegno, come da alcuni anni riusciamo a fare, di erogare la borsa di studio a tutti gli studenti che ne hanno diritto.
Continuiamo nella realizzazione di un importante e impegnativo piano edilizio, con un tasso di
indebitamento per contrazione di mutui assolutamente fisiologico in percentuale sul nostro bilancio e in rapporto al Fondo di finanziamento ordinario a noi attribuito.
La amministrazione dell’Ateneo continua a realizzare consistenti risparmi sulle spese di gestione
corrente, cosa di cui ringrazio personalmente in modo particolare il nostro Direttore Amministrativo.
Dobbiamo continuare su questa strada. Solo in questo modo riusciremo a restare all’altezza della
nostra tradizione. E non dovremo rinunciare a combattere ancora con energia e grande
determinazione la battaglia già avviata a livello nazionale perchè finalmente abbia fine la situazione attuale di disparità di trattamento tra gli Atenei quanto a sostegno finanziario pubblico.
Alcuni di questi Atenei, come Padova, non accettano più di vivere ed operare in un Paese dove il
merito e la qualità non vengono mai riconosciuti, e dove invece sistematicamente di fatto chi gode di ingiustificate “rendite di posizione” continua ad approfittarne, a spese di chi si spezza la schiena per evitare che la nostra Italia finisca fuori dall’Europa e dalla comunità dei Paesi avanzati.
Ci auguriamo che il patrio Governo riveda nei prossimi mesi le scelte sbagliate di riduzione indiscriminata dei fondi pubblici agli Atenei.
Ci impegneremo a fondo perchè la ragionevolezza (e la giustizia!) prevalgano sulla forza degli interessi precostituiti e sconfiggano l’insipienza e la improvvisazione che traspare dalla recente manovra finanziaria estiva per quanto riguarda le università.
“Avanti tutta” sulla strada seguita sin qui, dunque!
Buon Natale e Buon 2009 a tutti, alle famiglie, agli affetti di ciascuno!
Per il nostro antico Ateneo il futuro non sarà indegno del passato glorioso!
Ad maiora!

Vincenzo Milanesi

domenica 2 novembre 2008

TAGLI AL FUTURO

Ciao a tutti! Volevo inserire qui i frutti di una rapida ricerca sul sito dell'Eurostat, per avere un'idea, per quanto superficiale, di come vada la ricerca in Italia rispetto al resto dell'Europa ed analizzare, alla luce di questi dati, le conseguenze della legge 133 06/08/2008.
















Questo grafico dimostra come esista una correlazione lineare tra la percentuale del PIL investita
in ricerca ed il PIL pro-capite di alcuni stati europei e degli Stati Uniti
.
CONCLUSIONE: almeno empiricamente, la ricerca ha un'influenza rilvante sul benessere del singolo.

La linea grossa nel secondo grafico indica la media della zona euro (15 paesi) = 1,86





Tutti i dati contenuti nei grafici da me realizzati si riferiscono al 2005.

La ricerca in Italia, in una curiosa unità tra popolo e Governi ("ogni popolo ha il governo che si merita"), è percepita come il settore da tagliare in tempi di vacche magre, come un surplus non necessario, che "se c'è bene, se non non importa": basti pensare che il massimo di finanziamenti concessi a questo moribondo settore è stato dell'1,13% del PIL nel 2002. Molti studi, come anche il banale grafico soprastante, correlano gli investimenti in ricerca e sviluppo con la ricchezza di uno Stato. Non è un caso se i Paesi più industrializzati del Mondo sono quelli che investono maggiormente in ricerca e sviluppo. La situazione italiana appara ancora più critica se considerata alla luce degli obiettivi della famosa "strategia di Lisbona" (investimento totale, pubblico e privato, in ricerca e sviluppo del 3% entro il 2010) e di alcune analisi che mostrano come la ricerca italiana sia la migliore al mondo in termini di rapporto costi/benefici: a parità di risorse sarebbe quella che potrebbe dare i risultati migliori, nel mondo. Ecco un grafico che parla da solo:




Fonte: The Scientific Impact of Nations, Nature 430, 311-316 (15 July 2004)

Pur occupando l'ultimo posto nel G8 per percentuale del PIL investita in R&D (research and development), la qualità della ricerca italiana (quantificabile come numero di pubblicazioni per ricercatore e numero di citazioni per ricercatore, entrambi sulle principali riviste scientifiche internazionali) occupa invece l'ultimo gradino del podio.

Questo per sottolineare come i tagli al FFO (Fondo di finanziamento ordinario) stabiliti dalla 133 all'articolo 66 ("l'autorizzazione legislativa [...] concernente il fondo per il finanziamento ordinario delle università, è ridotta di 63,5 milioni di euro per l'anno 2009, di 190 milioni di euro per l'anno 2010, di 316 milioni di euro per l'anno 2011, di 417 milioni di euro per l'anno 2012 e di 455 milioni di euro a decorrere dall'anno 2013", insomma un totale di 1.449.000.000 tra il 2009 ed il 2013
), peraltro comminati indistintamente a tutte le università italiane, tanto a quelle economicamente virtuose, come l'Università di Padova e altri 12 atenei della penisola, quanto a quelle che hanno condotto in passato una gestione indisciplinata delle proprie finanze, vadano esattamente nella direzione contraria a quanto facciano i governi delle altre principali nazioni europee (come la Francia, tanto per portare un esempio non strumentalizzabile) e a quanto avrebbe bisogno il nostro Paese: i tagli non devono essere una conseguenza della crisi della finanza mondiale, ma, anzi, devono essere considerati una soluzione per contrastarne gli effetti. Ed altro non si trova che tagli in questa manovra finanziaria, dal momento che la possibilità di trasformazione delle università in fondazioni private (articolo 16) e la riduzione del turn over (le università potranno, infatti, "procedere, per ciascun anno, [...] ad assunzioni di personale a tempo indeterminato nel limite di un contingente di personale complessivamente corrispondente ad una spesa pari al 20% di quella relativa al personale cessato nell'anno precedente", articolo 66 comma 7) altro non sono che le conseguenze necessarie di questa politica di tagli, purtroppo però non prive di gravi conseguenze per la qualità didattica e della ricerca, per i servizi agli studenti (aule, laboratori, biblioteche), per il diritto allo studio e, in ultima analisi, per il futuro del Paese. La facoltà di trasformazione in fondazioni delle università appare più come una necessità, proprio in virtù dei tagli sopraddetti, e metterà la ricerca a totale servizio di soggetti privati, come aziende ed industrie: questo farà sì che non solo la ricerca di base, quella non direttamente collegata a logiche di produttività e profitto, sarà penalizzata, ma i soggetti privati stimoleranno inevitabilmente la ricerca nel settore economico di loro interesse, con la compromissione dell'attività di interi settori di ricerca. Inoltre, il rischio di un aumento delle tasse universitarie appare molto forte, non solo perchè alle università che potranno beneficiare del maggior numero di finaziamenti privati saranno decurtati i finanziamenti pubblici (tutto questo è contenuto nelle paroline "a fini perequativi", articolo 16 comma 9), ma basta informarsi sulle rette delle principali università private del mondo per rendersene conto. Questo non permetterà più ai "capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi" di cui parla l'articolo 34 della Costituzione, di "raggiungere i più alti gradi degli studi".

I contenuti per protestare contro la 133 ci sono tutti, ma, mai come in questo caso, il rischio di strumentalizzazioni è forte: la mistificazione della realtà, a cui alcuni mezzi di informazione ("mezzi di distrazione di massa", per dirla con la Guzzanti) ci hanno abituato, rappresenta uno dei motivi per cui la vera natura di questa protesta non viene ancora colta dall'opinione pubblica: chi manifesta appare, spesso perchè descritto così, come un fannullone che non abbia voglia di studiare e approfitti della protesta per sottrarre tempo agli studi. La realtà è, invece, esattamente il contrario: pur essendoci una fetta di studenti che forse non ha molto presente perchè manifesta, a causa di una certa carenza di informazione (il che non significa, comunque, che non sia giusto manifestare), chi protesta lo fa esattamente per difendere il suo diritto a studiare in un'Università libera e d'eccellenza, per tutelare il diritto all'istruzione e per evitare che essa diventi un privilegio, anche per le prossime generazioni di studenti. L'esistenza di frange di manifestanti il cui unico scopo è quello di cercare lo scontro, con la polizia o, magari, come a Piazza Navona, con altre persone che manifestano d'accordo con loro, non può e non deve inquinare la purezza della protesta di migliaia di persone, dallo studente al docente, dal ricercatore al rettore, che vedono in questa legge un furto di futuro. Siamo tutti perfettamente consapevoli della necessità di una profonda modifica del sistema universitario italiano, indirizzata principalmente ad una gestione più oculata della spesa (perchè solo 13 atenei virtuosi su un'ottantina di atenei presenti in Italia?), su una più razionale distribuzione nazionale degli atenei e quindi delle risorse, su una assegnazione più meritocratica dei posti (non basata solo sugli anni di anzianità, ma anche sui risultati del lavoro, es.: numero di pubblicazioni), sulla riduzione di molti stipendi stellari, ecc. Tra l'altro, il tetto del 90% del FFO destinato alle spese fisse per il personale di ruolo è altissimo e anche l'Università di Padova si è recentemente dichiarata favorevole ad abbassarlo. Eppure alcune università hanno sforato perfino un tetto del genere e verranno trattate allo stesso modo di quella di Padova (qui i conti dell'Università di Padova). Come appare evidente, c'è molto spazio per migliorare, ma attraverso riforme che andrebbero estese al sistema Paese, non solo alle università, quindi mi sembra estremamente avvilente ed offensivo che una manifestazione di dissenso trasversale, come quella a cui abbiamo assistito in queste settimane, sia umiliata dalla strumentalizzazione di chi insinua che il suo scopo sia quello di difendere chissà quali interessi o staus quo: esisterà anche, lo ripeto, una certa percentuale di studenti che non conosce minimamente il motivo per cui sta manifestando e forse anche una parte di docenti che intende difendere i propri interessi consolidandoli nella difesa della propria "torre d'avorio", ma si tratta sicuramente di una minoranza infinitesima rispetto a tutti quelli che, studenti o docenti, ricercatori o rettori, si preoccupano sinceramente del proprio futuro, di quello dei propri figli e dei frutti del proprio lavoro di anni. E, per confutare quelli che ritengono che l'arroccamento del mondo universitario sui propri privilegi giustifichi i tagli della 133, va detto che tagli del genere non costituiscono una riforma organica e radicale del sistema universitario, peraltro, appunto, necessaria, ma una politica infantile e superficiale di tagli; nulla si trova, nella 133, che tenti di riformare radicalmente il sistema universitario italiano, come intendono farci credere. Parlare poi di tagli "necessari" suscita perlomeno un sorriso: ci siamo accollati tutti i debiti di Alitalia, foraggiamo le banche con la scusa di salvare il credito (peraltro, evitare il fallimento delle banche mi pare necessario), buttiamo soldi dalla finestra (non solo qualche milione di euro, vedi "la Casta"), abbiamo enti dichiarati inutili tutt'ora stipendiati (addirittura l'ente predisposto a chiudere gli enti inutili è ancora finanziato, nonostante non faccia il suo lavoro, cfr. Report), negli ultimi anni c'è stato il boom delle provincie, manca la legge per recuperare i soldi sequestrati dalla magistratura... Quindi non mi pare proprio che i tagli alla scuola, la sola che può compiere "il miracolo" di "trasformare i sudditi in cittadini" (Piero Calamandrei) siano necessari. Difficile poi non notare la schizofrenia di certi uomini di Governo, che, per difendere la legge, sostengono che una riforma che ammoderni l'università sia necessaria e quindi è sbagliato protestare, salvo poi smentirsi (va di moda ultimamente) dicendo che non ha senso protestare perchè non si tratta di una vera riforma. Fosse vero che si tratta di provvedimenti per razionalizzare l'università, a quest'ora avrebbero terminato un sistema di valutazione, avrebbero chiuso le università provinciali inutili e avrebbero ripartito i fondi secondo meritocrazia. Così si eliminano gli sprechi, non tagliando a caso.
Ma, dal momento che non va bene criticare un provvedimento (pars destruens) senza proporne una soluzione migliore (pars construens), linko qui le "Misure per il risanamento finanziario e l’incentivazione dell’efficacia e dell’efficienza del sistema universitario" ((http://www.cisaluniversita.org/download/Universita%20Misure%20per%20il%2...), opera della Commissione Muraro (che tra l'altro parlerà a Padova domani alle 17 in Piazza della Frutta), e anche il programma nazionale di riforma 2006-2008, il primo rapporto sullo stato di attuazione della strategia di Lisbona (documento in fondo alla pagina).
Inutile dirlo...sono stati tagliati.

lunedì 13 ottobre 2008

Nuovi tagli ai finanziamenti delle Università: una situazione insostenibile

Questo è il documento approvato all’unanimità dal Senato Accademico dell'Università di Padova il 15 settembre scorso

Con la definitiva approvazione parlamentare del D.L. 25.06.08 n. 112, il sistema universitario italiano è stato posto di fronte ad una situazione insostenibile. La decisione del Ministero dell’Economia di "fare cassa" attraverso un consistente prelievo pluriennale di risorse dai bilanci degli Atenei (63,5 milioni di riduzione del FFO nel 2009, oltre 400 milioni dal 2010 al 2013) ripropone ancora una volta, e in forme più brutali che in passato, una ricetta gravemente sbagliata, che non discrimina nei tagli tra gli Atenei che hanno un rapporto virtuoso tra spese fisse e FFO ed Atenei che hanno invece mostrato nei fatti una cattiva gestione dei bilanci universitari.

La trasformazione in fondazioni delle Università, estemporaneamente prevista dall’art. 16 del decreto, si rivela come inutile, se non come controproducente, nel ritenere che i finanziamenti privati possano divenire sostitutivi e non aggiuntivi rispetto al finanziamento pubblico. Il blocco generalizzato del turnover, previsto dall’art. 66, e riguardante sia il personale docente che il personale tecnico amministrativo, si traduce in una riduzione secca dello stanziamento del FFO sul bilancio dello Stato, oltre che – come già detto – in una paradossale penalizzazione proprio di quegli Atenei che, come l’Università di Padova, hanno rigorosamente rispettato la normativa sui limiti di spesa per il personale.

Con queste misure diviene ancor più difficile, per non dire impossibile, per le Università rimanere competitive a livello internazionale ed anzi se ne mette pesantemente in discussione la sopravvivenza come istituzioni pubbliche che costituiscono un "bene" pubblico ed hanno una "pubblica" responsabilità. Ben altra avrebbe dovuto essere la politica da scegliere: quella, da anni richiesta, di avviare un processo di riqualificazione della spesa, definendo regole più efficaci e stringenti per indurre ad una maggiore serietà di comportamenti nella gestione, e ridistribuendo le risorse destinate al sistema universitario tra gli Atenei, secondo il merito e la qualità. Il Senato Accademico dell’Università di Padova chiede al Ministro dell’Università e della Ricerca di far propria all’interno del Governo questa posizione, che non esclude un concorso degli Atenei al risanamento finanziario del Paese, ma lo rende giustamente selettivo e non indiscriminato.

L’Università di Padova, che in questi anni ha operato con un rigore ampiamente riconosciuto, e che è stata costantemente giudicata in tutte le sedi come uno dei migliori Atenei pubblici italiani, sente il dovere di denunciare all’opinione pubblica il carattere pesante e irreparabile dell’intervento effettuato tramite la c.d. "manovra d’estate". Inaugurando la legislatura con una politica di tagli indiscriminati e del tutto svincolati da una responsabile valutazione di ogni singolo Ateneo, invece che di investimenti adeguati e "mirati" in ambito di formazione e ricerca, si rischia di stravolgere nel profondo i connotati dell’istituzione universitaria italiana, ledendo ancora una volta il principio costituzionalmente sancito dell’autonomia delle Università.

http://www.unipd.it/area_news/mozione_sa.htm